La lingua della comunità croato-molisana
L’origine della Comunità croato-molisana risale tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, quando gruppi di popolazione slava, provenienti dall’area dalmata e balcanica, attraversarono l’Adriatico per sfuggire all’avanzata ottomana. Accolti nei territori allora spopolati del Regno di Napoli, questi profughi si insediarono stabilmente, mantenendo nel tempo usi, costumi e soprattutto la lingua d’origine.
Nei secoli, la comunità ha conosciuto un progressivo isolamento geografico e sociale, che da un lato ha favorito la conservazione di tratti culturali arcaici, dall’altro ha reso più fragile la trasmissione intergenerazionale, soprattutto a partire dal Novecento, con l’emigrazione e l’italianizzazione crescente.
Il croato-molisano: una lingua di confine
La lingua della Comunità, nota localmente come na-našo (“alla nostra maniera”), è una varietà slava meridionale riconducibile al ceppo štokavo-ikavo del croato. Si tratta di una lingua di straordinario interesse linguistico, perché conserva elementi arcaici scomparsi nelle varietà standard moderne e, allo stesso tempo, mostra profonde influenze dell’italiano e dei dialetti molisani.
Dal punto di vista fonetico, il croato-molisano mantiene il vocalismo ikavo (ad esempio lipo invece di lijepo), mentre sul piano morfosintattico presenta semplificazioni tipiche delle lingue di minoranza in contatto prolungato con un’altra lingua dominante. Il lessico, in particolare, rivela un intenso bilinguismo: accanto a parole di origine slava convivono numerosi prestiti dall’italiano, adattati fonologicamente e morfologicamente.
Un altro aspetto rilevante è l’assenza di una standardizzazione pienamente condivisa. Il croato-molisano è tradizionalmente una lingua orale, legata alla vita quotidiana e familiare; solo negli ultimi decenni si è tentato di codificarne l’uso scritto, soprattutto in ambito scolastico e culturale.
Oggi il croato-molisano è considerato una lingua in pericolo. Il numero dei parlanti è limitato e concentrato prevalentemente nelle generazioni più anziane; tuttavia, grazie al riconoscimento delle minoranze linguistiche storiche e all’impegno di associazioni culturali, scuole e amministrazioni locali, sono in corso iniziative di tutela e valorizzazione: corsi di lingua, pubblicazioni, festival e progetti di cooperazione con la Croazia.
Gianluigi Pagano

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