I vini vulcanici dell’Emilia: mineralità e profumi inaspettati

 


Leggendo il titolo di questo articolo molti avranno pensato: ma in Emilia non esistono vulcani: il Vesuvio è un po’ più a Sud! Assicuro che non ho mai avuto dubbi in proposito, ma questi vini vengono definiti “vulcanici” perché nascono da uve coltivate su suoli di origine vulcanica — basalti, tufi e ceneri — capaci di conferire caratteristiche uniche al prodotto finale, in particolare una spiccata mineralità e particolari aromi.

 Le colline emiliane




In Emilia alcune aree collinari, soprattutto tra Piacentino, Parmense e Reggiano, presentano infatti substrati geologici antichi con componenti vulcaniche o ofiolitiche, che producono vini che, presentano tratti caratteristici dei vini che nascono su questi suoli e cioè:

  • Elevata mineralità, quindi al gusto particolare sapidità

  • Freschezza e acidità marcata, che rendono i vini longevi e dinamici

  • Profilo aromatico fine, con note agrumate, floreali o speziate

  • Struttura elegante

Questi elementi derivano dalla composizione dei suoli vulcanici, ricchi di microelementi e con un’ottima capacità drenante, che costringe la vite a radicarsi in profondità.

Pertanto i vini che ne derivano presentano particolari caratteristiche di freschezza, bevibilità e profumo, nascendo da zone collinari, come i Colli di Scandiano e di Canossa o i rilievi piacentini , da cui nascono vini che presentano caratteristiche particolarmente“minerali” e complesse.

Qui vitigni autoctoni tradizionali come: Malvasia di Candia Aromatica, Ortrugo, Gutturnio (composto da Barbera e Croatina) e Lambrusco possono infatti esprimere una sorprendente impronta sapida e una struttura più aromatica rispetto alle versioni di pianura.

Caratteristiche all’assaggio

Bianchi (Malvasia, Ortrugo)

  • Colore: giallo paglierino con riflessi brillanti

  • Profumi: agrumi, fiori bianchi, erbe aromatiche, talvolta pietra focaia

  • Gusto: fresco, sapido, con chiusura minerale e leggero sapore di mandorla

Rossi (Gutturnio, Lambrusco di collina)

  • Colore: rubino intenso o violaceo

  • Profumi: frutti rossi, spezie leggere, note ferrose

  • Gusto: vivace acidità, tannini moderati, finale asciutto e minerale

Nel caso dei Lambruschi, già naturalmente dotati di acidità e fragranza, la componente vulcanica accentua la sensazione di pulizia e profondità gustativa.



Abbinamenti con la gastronomia emiliana



 Tortellini parmigiani all’erbetta




La cucina emiliana, ricca e strutturata, trova nei vini vulcanici un alleato ideale grazie alla loro freschezza e sapidità.

Vini vulcanici bianchi

Eccogli abbinamenti ideali:

  • Tortelli d’erbetta

  • Cappelletti in brodo

  • Prosciutto di Parma e culatello
    in cui la mineralità sgrassa, valorizzando la componente aromatica

Vini vulcanici rossi e frizzanti

  • Erbazzone reggiano

  • Lasagne alla bolognese

  • Salumi emiliani: coppa, salame, pancetta ecc.

L’abbinamento suggerito si basa sul fatto che l’acidità del vino bilancia il grasso del cibo, mentre la leggera effervescenza pulisce il palato



Produttori emiliani e vini a impronta “vulcanica”

Ecco alcune Aziende dell’Emilia, che operano su suoli ofiolitici o ricchi di componenti basaltiche, producendo vini con caratteristiche vucaniche:

Provincia di Piacenza

  • La Stoppa

di cui ricordiamo con piacere questi vini:

    • Ageno (bianco macerato, complesso e minerale)

    • Trebbiolo (rosso fresco e territoriale)

  • Denavolo

    • Denavolo (bianco macerato da Malvasia, fortemente sapido)

  • Luretta

    • Ortrugo Colli Piacentini (versioni con spiccata freschezza e mineralità)



Provincia di Parma

  • Monte delle Vigne

Di cui non possiamo dimenticare il “Nabucco” (rosso strutturato con eleganza minerale)

Provincia di Reggio Emilia

  • Podere Cipolla

    • Ponente 270 (Lambrusco rifermentato, teso e sapido)

  • Ca’ de Noci

    • Notte di Luna (bianco macerato, complesso e minerale)

Provincia di Modena

  • Cantina Paltrinieri

    • Radice (Lambrusco di Sorbara rifermentato, fresco e verticale)

Queste produzioni, spesso artigianali, rappresentano la nuova frontiera del vino emiliano: meno legato alla sola immediatezza del frizzante e più orientato all’espressione del terroir.

Per concludere i vini vulcanici dell’Emilia costituiscono una nicchia ancora poco conosciuta ma di grande interesse, in quanto, la presenza di suoli minerali aggiunge profondità, complessità e una nuova chiave di lettura di questi vini, che uniscono tradizione e innovazione: da un lato la tipicità emiliana, dall’altro una crescente attenzione al suolo e alla sua identità geologica. Un patrimonio ancora in evoluzione, ma già capace di offrire esperienze di degustazione sorprendenti.

Gianluigi Pagano



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