Borghi della storia - LA VIA DEL FERRO DEGLI ETRUSCHI
Gli Etruschi furono un popolo dalle grandi capacità anche commerciali (di quelle letterarie sappiamo assai poco, mentre quelle pittoriche sono sparse in tutta Italia, ammirabili nelle tombe, spesso magnificamente affrescate); pare infatti che, oltre a tutto il bacino mediterraneo in cui avevano contatti e sedi commerciali dovunque, arrivassero con i loro traffici fino all’India.
Noi comunque tratteremo specificamente la “Via del Ferro” (così detta perché il commercio del ferro che si svolgeva attraverso questa via era fondamentale per l’economia etrusca), che dall’Isola d’Elba arrivava fino a Baratti (LI), (dove ancora si trovano i cosiddetti “sassi neri”, resti della lavorazione etrusca dei metalli) e di qui a Prato (Gonfienti) e Marzabotto (Kainua), i due grandi empori commerciali situati nei contrapposti versanti appenninici. Secondo lo storico greco Scilàce di Cariànda (V sec. a.C ) pare che la si potesse percorrere in soli tre giorni.
TAPPE DEL PERCORSO
Baratti (Populonia)
Prato (Gonfienti)
L' ETRURIA PADANA
L'Etruria padana è il nome con il quale viene chiamato il territorio abitato, fin dai tempi più antichi, dagli Etruschi nell'Italia settentrionale, comprendente vaste aree in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
A partire dall'VIII secolo a.C. gli Etruschi consolidarono il loro dominio nel nord Italia, espandendosi in Lombardia meridionale nel mantovano e nel Veneto meridionale con Adria, in una regione convezionalmente chiamata dagli studiosi Etruria padana.
Con il controllo di Adria in Veneto e le fondazioni di città come Spina, Marzabotto e del Forcello di Bagnolo gli Etruschi stabilirono una rete di traffici che li collegavano sia all'Etruria tirrenica attraverso i passi appennici, alla Grecia attraverso i porti adriatici, e alle terre dei Celti transalpini attraverso l'asse fluviale Po-Mincio, i laghi insubrici e i passi alpini. Il V secolo a.C. segnò così il "periodo d'oro" dell'Etruria padana.
PERCORSO
Forcello di Bagnolo San Vito (Parco Archeologico del Forcello – Mantova)
Adria (Rovigo)
All'inizio del VI secolo a.C. Adria era un insediamento etrusco posto sul fiume Adrias (Atriano in lingua latina), che all'epoca sfociava nel mare e seguiva quello che oggi è il corso del Canal Bianco. Gli Etruschi costruirono il porto e l'insediamento di Adria dopo che il canale iniziò gradualmente a prosciugarsi.
Spina
Spina fu un'importante città portuale etrusca affacciata sul mare Adriatico, presso il delta del fiume Po. Fu una delle città più importanti dell'Etruria padana, assieme a Felsina (Bologna) e Kainua (l'attuale Marzabotto).I reperti di Spina si trovano esposti al Museo archeologico nazionale di Ferrara e al Museo Delta Antico di Comacchio. Altri reperti sono conservati invece al Museo archeologico di Delfi.
Verucchio
Da Bologna a Verucchio, passando per l’area attorno a Comacchio e Ravenna, gran parte del territorio emiliano-romagnolo vide così nascere ben presto una società emergente, soprannominata villanoviana (il nome deriva da Villanova di Castenaso nel bolognese in cui furono ritrovate le prime tracce), di cui oggi si possono ammirare molti resti e reperti in molti musei e siti archeologici regionali.
Verucchio rivela tracce millenarie della presenza etrusca villanoviana databili tra il IX e il VII secolo a.C., soprattutto all’interno delle necropoli rinvenute alle pendici della rupe che ospita oggi il borgo medievale.
5) Comacchio
Numerosi reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Ferrara, in particolare in prossimità di Comacchio, testimoniano la presenza degli etruschi in questo territorio già attorno al VI secolo a.C., soprattutto attorno a un importante porto/avamposto commerciale di nome Spina di cui però nel corso dei secoli si erano perse le tracce.
Nel 1922, durante i lavori di bonifica della Valle Trebba, iniziarono ad emergere i primi oggetti attribuiti alla necropoli della città etrusca e successive campagne di scavo hanno pian piano portato alla luce tantissime testimonianze di questo antico abitato.
Oggi, gran parte di questi ritrovamenti, sono conservati all’interno del Museo Delta Antico di Comacchio, allestito nel settecentesco Ospedale degli Infermi.
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