La degustazione del rifermentato “SU’ ALTO” indigeno colfondo 2018 e 2019 Società Agricola “L’Antica Quercia” srl - Scomigo di Conegliano (TV)
Le degustazioni di Borghi d’Europa
La degustazione del rifermentato
“SU’ ALTO” indigeno
colfondo 2018 e 2019
Società Agricola “L’Antica Quercia” srl - Scomigo di Conegliano (TV)
La Società Agricola L’Antica Quercia srl, situata tra le colline di Scomigo, una frazione del comune di Conegliano (Treviso), è una tenuta di circa 30 ettari nella quale si alterano vigneti, piante di ulivo e di melograno e zone di bosco; un contesto ambientale ricco e variegato, che valorizza la biodiversità. L’azienda prende il nome da una bellissima quercia secolare “che sorge sul ciglio e verso la metà del lungo dosso che costituisce l’intera proprietà”, così era stata rappresentata da Mario Soldati nell’opera Vino al Vino, un racconto di viaggi compiuti negli anni settanta del novecento “alla ricerca dei vini genuini”.
L’azienda - acquisita nell’anno 2001 dalla famiglia Francavilla - è guidata dal 2015 da Claudio Francavilla.
La filosofia produttiva si basa su pratiche agricole che rispettano l’ambiente e la fertilità del suolo. In cantina le fermentazioni sono spontanee con l’obiettivo di far emergere le caratteristiche del terroir. L’azienda è certificata biologica e dall’anno 2018 è in conversione biodinamica.
La produzione aziendale comprende diverse tipologie di vini bianchi, tutti ottenuti da uve Glera, un vino rosso ottenuto da uvaggio bordolese, una grappa di prosecco, nonché olio extravergine di oliva e succo di melograno.
Nell’anno 2015 è nato il progetto colfondo SU’ ALTO, un percorso che è arrivato al decimo anno. Il vino si chiama SU’ ALTO perché le bottiglie delle prime annate venivano portate ad affinare a 2000 metri ai piedi del Monte Civetta, nelle Dolomiti. I vini sono imbottigliati con tappo corona.
Nei vini Colfondo o Sur Lie, la rifermentazione avviene direttamente in bottiglia. Un metodo di produzione che appartiene alla storia della nostra tradizione rurale. I vini col fondo, noti per la loro sorprendente longevità e per la loro ricchezza olfattiva e gustativa, vengono oggi apprezzati dagli appassionati anche per la loro naturalità, salubrità e piacevolezza di beva, doti che li rendono particolarmente versatili nell’abbinamento con il cibo.
La degustazione verticale delle annate 2016, 2018 e 2019, guidata da Claudio Francavilla, è stata un’esperienza sensoriale che evidenziato l’espressività e le diversità di ogni singola annata. Un assaggio di vini vivi e identitari, strettamente legati al loro territorio, che mi ha fatto conoscere la storia di chi c’è dietro alla bottiglia.
La presente degustazione delle annate 2018 e 2019 è il racconto di un recente riassaggio. Questa la descrizione delle mie sensazioni.
“SU’ ALTO” - Indigeno 2018 Colfondo - Vino Frizzante - 11% alc. vol. - 100% Glera - Vino Biologico certif.
Al naso decisi aromi di fiori e frutta a polpa gialla, di agrumi e di erbe officinali che si uniscono perfettamente alla nota sulfurea. All’assaggio il sorso è ampio, con una buona acidità e una sapidità minerale che gli conferisce una grande bevibilità; ottima la persistenza. Un vino verticale che ha carattere e fascino, ottimo degustato anche il giorno dopo l’apertura. Il vino è stato abbinato ad un piatto di asparagi bianchi di Cimadolmo IGP con le uova sode, un classico della cucina veneta primaverile.
Nell’annata 2018 all’inverno freddo è seguita una primavera calda, con una produzione abbondante.
“SU’ ALTO” - Indigeno 2019 Colfondo - Vino Frizzante - 11% alc. vol. - 100% Glera - Vino Biologico certif.
Naso elegante ed espressivo, con ampi sentori di frutta tropicale e di agrumi, gradevoli note minerali e fumé e un ricordo floreale di fiori bianchi. Al palato è fresco con piacevole allungo sapido e carbonica ben integrata. Buona la persistenza con ricordi fruttati e minerali. Vino fragrante, piacevole, che dimostra che il colfondo non teme il tempo che passa. Da provare in abbinamento con frittura di alici.
L’inizio della stagione è stato caratterizzato da giornate fresche e piovose, con un conseguente ritardo nel germogliamento. L’estate è stata soleggiata, senza eccessi di calore.
Le uve di glera, allevate a doppio capovolto, provengono dalla ”riva” esposta a ovest, su suolo morenico di origine glaciale. Le uve giunte a perfetta maturazione vengono vendemmiate manualmente in cassetta. In cantina avviene la diraspatura e la spremitura delle uve, inoculo con piede indigeno e fermentazione fresca. Affinamento sui lieviti durante l’inverno, imbottigliamento con la quarta luna nuova dell’anno successivo alla vendemmia.
Come affermava Henri Jayer
“Il vino non va affrontato come una bevanda, ma come ‘un art de vivre’, un piacere. Il vignaiolo trasmette un messaggio attraverso il suo vino. L’appassionato deve cercare di comunicare con questo messaggio.”
(Jacky Rigaux, Ode ai grandi vini di Borgogna – Henri Jayer, vignaiolo a Vosne-Romanée, Possibilia Editore di Samuel Cogliati, Sesto San Giovanni (MI), 2024)
Antonella Pianca
Fotografie di Giovanni Damian ©2025-2026
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