Eurovinum - Scaia, il volto giovane e creativo del vino veneto

 


 Panorama veneto… in grappolo

Nel panorama enologico del Veneto, la Famiglia Castagnedi rappresenta un’interessante realtà imprenditoriale che ha saputo coniugare la tradizione vitivinicola della Valpolicella e del territorio del Soave con una visione moderna del vino. Una storia costruita sulla passione per la vigna, sulla ricerca qualitativa e sulla volontà di proporre interpretazioni originali dei vitigni locali.

I quattro fratelli Castagnedi, Armando, Tiziano, Paolo e Massimo, cresciuti tra i vigneti del padre, sono divenuti protagonisti di un progetto enologico che ha preso forma nel 1995 con la nascita di Tenuta Sant’Antonio, sulle colline della Valpolicella orientale, tra le valli d’Illasi e di Mezzane, in un ambiente caratterizzato da terreni calcarei e vulcanici e da condizioni climatiche particolarmente favorevoli.

La loro filosofia produttiva si fonda sul rispetto del territorio, ma anche sulla capacità di sperimentare e interpretare le esigenze di un mercato in continua evoluzione. Accanto ai vini più legati alle denominazioni storiche, come Amarone, Valpolicella e Soave, la famiglia ha sviluppato il progetto Scaia, che rappresenta la componente più giovane, dinamica e creativa della produzione dell’azienda.

 


Vino Scaia: piacere in bottiglia

Il marchio Scaia nasce nel 2006 da un'intuizione di Armando Castagnedi e dalla volontà dei quattro fratelli di ampliare le possibilità espressive delle uve coltivate nei propri vigneti, valorizzando soprattutto le varietà a bacca bianca e proponendo un vino capace di distinguersi dal tradizionale Soave e di incontrare anche il gusto di consumatori meno legati alle denominazioni classiche.

La scelta fu quella di percorrere la strada del “Veneto IGT”, una classificazione che offre maggiore libertà nella composizione dei vini e nella sperimentazione degli assemblaggi. Non si trattava di rinnegare la tradizione, ma di utilizzare le conoscenze enologiche maturate nel territorio per costruire un linguaggio nuovo, più immediato e contemporaneo.

Anche il nome ha un significato profondamente territoriale: in dialetto veneto “scaia” indica una scaglia di pietra, un frammento di calcare o di gesso. È un riferimento alla natura dei terreni sui quali crescono le viti e, al tempo stesso, un modo per legare il marchio alla propria origine geografica.

Un altro elemento che ha contribuito alla riconoscibilità del prodotto è il particolare tappo in vetro, una scelta innovativa rispetto alla tradizionale chiusura in sughero. Inizialmente considerato un azzardo commerciale, è diventato uno degli elementi distintivi della linea, unendo praticità, eleganza e originalità.

Scaia non è quindi soltanto una collezione di vini giovani: è un progetto che ha permesso alla famiglia Castagnedi di esplorare nuove possibilità espressive delle uve del territorio, dall’incontro tra Garganega e Chardonnay nel bianco alla Rondinella in purezza del Rosato, fino alla Corvina in purezza del rosso, mantenendo un legame concreto con il paesaggio veronese. Un modo di interpretare il vino che trova nelle proprie radici il punto di partenza per esprimersi con libertà e parlare a un pubblico contemporaneo.

                Gianluigi Pagano

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