Due riviste satiriche per due scapigliature libere : le riviste Candido e il Cagnan
“Candido è stato un settimanale umoristico, fondato nel 1945 a Milano da Giovanni Mosca (padre di Maurizio e Paolo) e Giovannino Guareschi (che ne fu anche direttore fino al 1957), edito da Angelo Rizzoli. Fu un giornale di satira politica, prevalentemente monarchico e anticomunista. La satira era rivolta alla politica italiana degli anni del dopoguerra, in particolar modo verso i comunisti italiani, verso l'Unione Sovietica e i Paesi del Patto di Varsavia.
Storia
Erede del Bertoldo, celebre rivista satirica degli anni trenta dello stesso editore e a cui Mosca e Guareschi avevano collaborato, il primo numero uscì il 15 dicembre 1945[1] in quattro pagine formato lenzuolo. Il Candido (che recava la sottotestata «Settimanale del sabato») si trovò a poter contare fin dall'inizio, fra redattori e collaboratori, su una rosa di fuoriclasse che comprendeva, oltre agli stessi Guareschi e Mosca, autori come Carlo Manzoni, Ferdinando Palermo, Walter Molino, Pietro Bianchi, Oreste Del Buono, Giorgio Pillon e Nino Nutrizio.”
Il collegamento con un’altra storia di giornalismo ‘libero’, diventa automatico. Tanti i temi culturali : le Terre Verdiane, la cultura enogastronomica….
A Treviso era nato un altro giornale satirico, il Cagnan, diretto da Remigio Forcolin d’Aci Castello.
La scapigliatura trevigiana di quel periodo (parliamo del 1920 o giù di lì), subito dopo la guerra, quando i primi sussulti del fascismo sorgente facevano già prevedere la marcia su Roma, era, come d'altronde accade anche adesso, prettamente provinciale, condizionata dalla vita di una cittadina limitatrice della vita sociale e culturale, pronta a reprimere in mille modi ogni movimento sospetto fin dal primo insorgere.Una scapigliatura, quindi,costretta ad essere casalinga e ambigua : un prezzo, anzi uno scotto pagato per sopravvivere.
“Il «Cagnan», visto con gli occhi della storia, è molto più di un giornale. È il manifesto di una filosofia di vita, di quella trevigiana in modo speciale. Rileggere oggi questo foglio, che definire satirico è limitare nella sua importanza, significa aprire una grande finestra sulla storia e sulla società trevigiana della prima metà del Novecento. Un palcoscenico a tutto campo dove si muovono protagonisti grandi e piccoli. Il “foglio rosa” è diventato uno dei documenti fondamentali di quella che chiamiamo “trevigianità”. Era il trionfo della ciàcola, che dà il sale alla vita. Lo sapevano i suoi autori quando affermavano che il «Cagnan» è lo spirito che anima Treviso: nato con i trevigiani, vive da secoli perché è l’espressione di questa città. Per conoscere la parte della storia trevigiana più nascosta, bisogna dunque scorrere queste colonne. Dove, sotto la satira, si celano gli aspetti che i documenti ufficiali, e in primis la stampa “seria”, non ci hanno mai rivelano.”
La vita di Guareschi ora diventa un film
Presentato in Senato il biopic dedicato alla vita del papà di Don Camillo in programma su Rai1 a settembre
di Egidio Bandini (Libero Quotidiano)
Si intitola Giovannino Guareschi. Non muoio neanche se mi ammazzano, il film o, meglio, il “biopic” dedicato alla vita del papà di Peppone e don Camillo, al centro del convegno voluto dall’onorevole Raoul Russo al Senato, dal titolo “Giovannino Guareschi, giornalista per la libertà”. Marco Ferrazzoli, giornalista e scrittore (che sta preparando un altro volume su Guareschi) e sceneggiatore del film, ha moderato gli interventi, aperti dai saluti del presidente del Senato Ignazio La Russa che ha ricordato la condanna che subì Guareschi per diffamazione, a seguito della querela sporta da Alcide De Gasperi dopo la pubblicazione, sul Candido, di due lettere a firma «Degasperi», di cui nessuno ha mai stabilito la non autenticità, nelle quali l’allora esponente del Cln chiedeva agli alleati il bombardamento della periferia di Roma: «Il fatto che portò Guareschi in carcere per 409 giorni, oggi per Report» ha detto La Russa «sarebbe stato considerato quasi banale.
Quella fu una condanna ingiusta, che si andò a sommare a quella a otto mesi e sospesa, rimediata per la vignetta sui vini del presidente Einaudi. Guareschi sapeva il rischio che correva, sia durante il processo, che prima della prigionia nel lager nazisti, dove venne internato per aver rifiutato di continuare la guerra a fianco dei nazisti, lager da dove scrisse pagine indimenticabili. Qui, nel dramma della prigionia», ha concluso il presidente del Senato «ha iniziato a pensare come raccontare il suo “Mondo piccolo”, quello di don Camillo e Peppone, che va ben oltre la pianura emiliana: è il piccolo mondo di tutta l’Italia, nel quale Guareschi ci ha insegnato che il rispetto fra le persone travalica le ideologie. Peppone e don Camillo sono sì agli antipodi, ma rimangono contraddistinti da una grande umanità e vorrei che questa umanità nelle contrapposizioni vivesse anche oggi».
….. e, poi, il viaggio del gusto di Borghi d’Europa
Così il viaggio del gusto che Borghi d’Europa ha voluto dedicare alle Terre del Po, non poteva non
ispirarsi alle storie di Giovannino Guareschi, che accompagnano le iniziative di informazione che
si sviluppano in collaborazione con la Strada del Po e dei Sapori del Basso Piacentino.
Fabio, nume tutelare della Trattoria La Verdiana ( a Sant’Agata, giusto quattro metri appena per essere provincia di Piacenza), ricorda la predilezione di Giovannino Guareschi per le ricette di tradizione, come le Trippe alla parmigiana, che l’Autore del Mondo Piccolo proponeva nella sua Osteria.
“La trippa alla
parmigiana è un piatto ricco e saporito che proviene dalla
tradizione culinaria povera dell’Emilia - annota Giallo Zafferano
-. Per la trippa alla parmigiana si prepara un soffritto di cipolla,
poi si rosola bene la trippa e si lascia cuocere a fuoco dolce per
due ore con la passata di pomodoro. Durante la lunga cottura, per non
far seccare la trippa e renderla morbida, si aggiunge il brodo di
carne. Infine la trippa si condisce con abbondante parmigiano
grattugiato.
La trippa alla parmigiana è un piatto dal sapore
antico che può essere servito con crostoni di pane come portata
unica. “
Non può mancare l’abbinamento con un buon Lambrusco della Cantina Bergamaschi.
“Giovanni Guareschi – ricorda Luca Bergamaschi-, era solito nella sua trattoria servire i vini locali in bottiglie personalizzate con le etichette disegnate di suo pugno.
Cantine Bergamaschi, già fornitore del padre di Don Camillo e Peppone ha voluto mantenere in vita questa tradizione in occasione dell'anniversario della nascita.”
Il Lambrusco dell'Emilia (Centenario Guareschi) è ottenuto dal mosto Fiore delle Vigne di Samboseto di Lambrusco Maestri. La superfice vitata è di circa 3 ettari. La vigna si trova su un terreno forte, di spiccata composizione argillosa. Il terreno conferisce al Lambrusco degli intensi profumi di viola e di frutti di bosco.
L’arte cinematografica , l’arte della cucina e della buona tavola, l’arte del buon vino. Tutto concorre insomma a non disperdere la memoria di un Grande Uomo e Scrittore.
La Trattoria la Verdiana dedica a Giovannino Guareschi la ricetta pisarei e fasò ( dall’occhio) !
Dal 20 settembre prende il via un itinerario di valorizzazione e conoscenza delle Terre Verdiane
e della storia dello scrittore Giovannino Guareschi, grazie alle iniziative di informazione che la
rete Borghi d’Europa realizza in occasione del turno di Presidenza italiana alla IAI (Iniziativa
adriatico ionica).
La collaborazione informativa con la Strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina, ha attivato
un Percorso del Gusto che narrerà storie, personaggi, aziende ben oltre l’Emilia Romagna,
collegando Territori che sembrano lontani, attraverso l’interesse convergente degli Organi di
informazione di almeno dieci paesi europei e dieci regioni italiane.
.
In questo cammino incontriamo storie diverse . Come quelle della Trattoria la Verdiana a
Sant’Agata, a trecento metri dalla casa natale di Giuseppe Verdi .
Fabio, in occasione del nuovo interesse inaugurato dal filmato Rai su Giovannino Guareschi,
ha voluto, di par suo, dedicare allo scrittore una delle ricette ‘storiche’ di queste contrade :
i pisarei e fasò.
Annota Giallo Zafferano :
Letteralmente pisarei e fagioli, i pisarei e fasò sono degli gnocchetti di farina, pangrattato e acqua accompagnati con un sostanzioso sugo di pomodoro e fagioli insaporito con il lardo. Una ricetta che ha origini antiche: si narra infatti che il formato di pasta sia nato nel Medioevo con gli ingredienti che contadini e monaci avevano a disposizione. Pare infatti che i pisarei venissero offerti ai pellegrini provenienti da tutta Europa di passaggio lungo la via Franchigena. Anche una delle ipotesi rispetto all'origine del nome lo vedrebbe derivare dallo spagnolo "pisar" che significa schiacciare, il gesto per creare il tipico incavo centrale perfetto per raccogliere il sugo. Nel corso del tempo ai pisarei sono stati aggiunti i fagioli e la pancetta per rendere ancora più nutriente la pietanza. E ancora oggi vengono preparati così!
“In particolare la ricetta può utilizzare i fagioli dall’occhio, anche conosciuti come fagioli dall’occhio nero (Vigna unguiculata), sono un legume facilmente riconoscibile per la sua forma ovale e il tipico puntino nero al centro, che ricorda appunto un occhio. Originari dell’Africa, oggi sono coltivati in tutto il mondo e apprezzati per il loro gusto delicato, la facilità di cottura e le notevoli proprietà nutrizionali.
Rispetto ai fagioli borlotti o cannellini, i fagioli dall’occhio hanno una buccia più sottile e una consistenza più cremosa. Sono più digeribili e cuociono più velocemente. Il loro sapore è più neutro e leggermente dolce, rendendoli ideali anche in insalate fredde. Inoltre, il loro profilo nutrizionale li rende perfetti per chi segue una dieta povera di grassi e ricca di proteine vegetali.” (https://www.sicucina.it/fagioli-dallocchio)
Il film su Giovannino Guareschi e il Percorso europeo sulle Terre Verdiane e sulle Opere dello Scrittore – I consigli di Monica, della Locanda alle Roncole
“ Un uomo difficile da mettere in una casella, antifascista, anticomunista, cattolico, ma pronto a scontrarsi con il potere democristiano. Giovannino Guareschi ha attraversato le grandi fratture del Novecento italiano, difendendo innanzitutto la propria libertà. Lo racconta il film TV “Giovannino Guareschi — Non muoio neanche se mi ammazzano”, in onda il 20 settembre in prima serata su Rai 1.
“La libertà sicuramente è stata un po' il demone in senso buono della sua vita, tanto che gli ha portato anche dei guai, insomma. È finito prima in un lager, poi in prigione. Però questo gli ha dato anche grandissimi successi”, dice Andrea Porporati, il regista.
Dopo il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale, la deportazione e la prigionia nei campi tedeschi, poi il ritorno nella sua terra, da dove osserva l'Italia uscita dalla guerra. È lì che nascono le figure di Don Camillo e Peppone, che incarnano due Italie apparentemente inconciliabili. Ma dietro l'ideologia, Guareschi evidenzia l'umanità capace di superare le divisioni.
“Quello che abbiamo cercato di mettere in scena di lui è soprattutto l'aspetto umano legato all'estrema coerenza e alla passione che lui ha sempre messo nel lavoro. La passione che poi l'ha portato ad eccellere e a regalarci, restituirci un insieme di opere che ancora oggi sono belle da scoprire e da riscoprire per chi già le conosce”, racconta Giuseppe Zeno, l'attore che interpreta Guareschi. “ (https://www.rainews.it/tgr/emiliaromagna/video/2026/09/)
Accanto all'uomo pubblico, il film TV racconta quello privato, il legame con la moglie Ennia, interpretata da Benedetta Cimatti, e con la sua terra, la Bassa Padana.
Contemporaneamente la rete Borghi d’Europa, nel quadro delle iniziative di informazione per
valorizzare e far conoscere le Terre Verdiane e le opere di Giovannino Guareschi, lancia un
Percorso su questi temi, rivolto al pubblico europeo.
Roncole : Guareschi e Verdi
A Roncole Verdi, piccola frazione di Busseto nel Parmense, si incontrano due figure, apparentemente lontane, ma profondamente legate allo stesso paesaggio: Giuseppe Verdi e Giovannino Guareschi. Il primo trasformò la musica italiana in un linguaggio universale; il secondo raccontò con ironia, affetto e disincanto l’anima della Bassa padana. A unirli è soprattutto una terra: quella delle nebbie, del Po, delle campagne fertili, delle osterie e di una cultura contadina capace di trasformare la semplicità in identità.
La casa natale di Giuseppe Verdi
La casa in cui Giuseppe Verdi, nacque il 10 ottobre 1813, testimonia un mondo rurale nel quale musica, lavoro agricolo e vita quotidiana convivevano senza separazioni nette: un paesaggio fatto di cascine, strade di campagna, filari, acque e piccoli centri, dove la vita era scandita dalle stagioni. “La Bassa” che Verdi conobbe era anche una terra gastronomica. Il Parmigiano Reggiano, i salumi, il pane, il vino e le preparazioni della cucina contadina costituivano una parte essenziale
A pochi chilometri da Roncole si trova Fontanelle di Roccabianca, dove nel 1908 nacque Giovannino Guareschi, lo scrittore e giornalista divenuto celebre soprattutto per i racconti di Don Camillo e Peppone. Egli trasformò la Bassa in un vero personaggio letterario: il suo mondo è quello dei piccoli paesi, delle piazze, delle osterie, delle discussioni politiche, delle famiglie e dei campi.
I protagonisti della gastronomia della zona sono: Parmigiano Reggiano, Culatello di Zibello, Salame Felino, Spalla cotta di San Secondo, oltre ai grandi vini dei colli e della pianura parmense.
La gastronomia racconta dunque la storia economica della zona. Il latte degli allevamenti diventa formaggio; la carne suina viene trasformata in salumi; la farina entra nella pasta fresca e nel pane; il fiume e le acque della pianura offrono pesce e altre risorse. È una cucina nata dalla necessità, ma diventata nel tempo patrimonio culturale: un piatto di anolini in brodo, una fetta di culatello, un pezzo di Parmigiano Reggiano, una spalla cotta accompagnata da pane e vino raccontano la storia di una comunità profondamente legata alla propria terra.
I vagabondi del gusto si ricordano sempre della Locanda alle Roncole.
Da Franco e Filomena Pedretti negli anni '50, a Carduccio e Monica oggi, il ristorante è una storia d'amore per la cucina locale.
“Nel cuore della tradizione parmense, produciamo salumi artigianali di prima qualità, senza conservanti, stagionati nella nostra cantina in mattoni. Un legame con il territorio che si assapora in ogni piatto. Vieni a gustare la nostra autentica storia culinaria!”
Da non dimenticare la pizza, interpretata con farine d’eccellenza, una lunga lievitazione e farciture di grande qualità.
L’accoglienza e l’ospitalità sono una religione : la Locanda è un Rifugio di Tranquillità!
“Scegli la pace e la bellezza della natura per il Tuo soggiorno. Nella nostra locanda troverai un'accoglienza calorosa e ambienti confortevoli, perfetti per rigenerarti e goderti momenti di relax. Vivi un'esperienza indimenticabile nel cuore delle campagne parmensi. “
Parte in questi giorni l’itinerario informativo sulle Terre Verdiane e su Giovannino Guareschi, che
toccherà 10 Paesi Europei e 10 Regioni Italiane.
I giornalisti di Borghi d’Europa si sono avvalsi dei consigli di Monica, per scoprire i presidi del gusto locali.
E forse è proprio questa la chiave per comprendere Roncole: un piccolo paese capace di diventare punto d'incontro fra la grande musica di Verdi, la letteratura popolare di Guareschi e una gastronomia che, ancora oggi, conserva il sapore autentico della Bassa.
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