Eurovinum - Ciliegiolo: un vino da scoprire

 


Mi trovavo a passeggiare per una vigna in Toscana, mentre il sole del tardo pomeriggio accarezzava le colline, colorando i vigneti di una luce dorata. Tra questi filari vidi una vite un po’ particolare, che poi mi dissero essere il Ciliegiolo, un vitigno antico, da secoli presente in questa come in altre Regioni, “con i suoi grappoli rubino e profumi di frutti rossi”, come mi disse il mio solerte accompagnatore, che poi proseguì, raccontandomi la leggenda di un grappolo dimenticato durante una vendemmia in Valdichiana; quel piccolo grappolo, considerato dapprima imperfetto, si trasformò in un vino straordinariamente profumato e morbido; da allora, il Ciliegiolo non fu più solo un vino da taglio, ma una gemma da valorizzare La realtà storica, come mi disse il mio Cicerone, conferma questa intuizione: documenti del Rinascimento citano il Ciliegiolo come compagno ideale dei vini più strutturati, capace di ammorbidire e arricchirne i blend. Oggi, la Toscana, insieme a Umbria, Lazio e Liguria, custodisce i filari di questo vitigno dalle mille sfumature.

Dopo questa avvincente storia non potevo non desiderare un assaggio di questa mia recente scoperta. Il mio gentile assistente indovinò il mio desiderio e mi condusse nell’aia, in cui era già preparato un tavolo su cui troneggiava una bottiglia del lodato Ciliegiolo che, dopo questa lunga passeggiata, fu un toccasana!

Versandolo nel bicchiere, il suo rosso rubino catturò subito la mia attenzione, mentre il naso fu inondato da un profumo di ciliegie mature, lamponi e piccoli frutti di bosco, con sottili note di mandorla e spezie. Al primo sorso, la morbidezza mi sorprese: tannini delicati e freschezza armoniosa solleticavano il palato fino a un finale leggermente fruttato.

Seppi poi che le versioni più strutturate, tipiche delle colline centrali della Toscana e della Maremma, svelano sentori di pepe nero, cuoio e tabacco, lasciando intuire il carattere elegante e longevo di questo vino.

Naturalmente sedersi a tavola con un bicchiere di Ciliegiolo fu un invito a scoprire la cucina locale: mi furono serviti i “Pici all’aglione”, pasta fatta in casa con aglio e pomodoro, che trovano nel vino un equilibrio perfetto tra intensità e freschezza; seguì lo “Spezzatino di cinghiale”, che esaltò ogni sfumatura del piatto. Ma, mi disse il mio Cicerone, è possibile l’abbinamento anche con una zuppa mediterranea di pesce, oppure con pomodoro e olive, e un pecorino stagionato, tagliato a scaglie e accompagnato da un filo di miele che rivela l’adattabilità del Ciliegiolo, capace di dialogare anche con ingredienti insoliti per un rosso.



Brindisi al Ciliegiolo

Mentre degustavamo, il mio solerte accompagnatore mi raccontò la storia di questo magnifico vino: non dal grande nome, ma da grandi emozioni: chi lo degusta sa di bere non solo un nettare, ma un pezzo autentico delle nostre terre (in questo caso di Toscana).

Un vino discreto, elegante, sorprendente, che invita a rallentare, assaporandone ogni sorso, tra i colori e i profumi di una terra che sa di sole, di storia e di convivialità.



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