Percorso Terre di Roma - Corfinium, in Abruzzo
Corfinium era un'antica città italica, capitale del popolo dei Peligni. Scavi archeologici presso l'odierna Corfinio, in provincia dell'Aquila, hanno individuato la città nei pressi del fiume Aterno, a 345 metri sul livello del mare. Le indagini hanno evidenziato che la strada principale era la Via Valeria, sorta di proseguimento della Via Tiburtina e collegamento tra Roma e Pescara.
Storia
Epoca italica e romana


Capitale dei Peligni, antico popolo italico, fin dal I millennio a.C., conservò tale ruolo fino all'assoggettamento a Roma, avvenuto prima nel III secolo a.C. Con la Lex Julia (90 a.C.) fu trasformata in municipio romano. Successivamente la Lex Licinia Mucia de civibus redigendis del 95 a.C. restrinse i parametri istituiti con la legge precedente: questo fece insorgere la popolazione, ma Livio Druso sovvertì questa nuova legge e restituì ai Peligni la cittadinanza romana, fino a che non venne assassinato.

La neo capitale incominciò a battere moneta poco dopo il 90 a.C., per contrastare il monopolio della numismatica romana, e per sancire materialmente l'importanza politica che comportava la nascita del nuovo stato. La prima moneta coniata mostra una testa femminile coronata di alloro con la scritta ITALIA, un'altra moneta recante la scritta VITELIU, da cui il nome della capitale stessa, testimonia la più antica tradizione del nome "Italia", risalente gli osco-umbri. Tra gli studiosi si è dibattuto sulle origini del termine, dato che questo ricorre anche in Calabria, nell'epoca dell'VIII secolo a.C., ma solo all'epoca della conquista romana, il termine venne esteso in tutta la Penisola. Il termine deriverebbe dall'etrusco "italós", ossia il toro, come è raffigurato nella moneta, che incorna la lupa romana.
Corfinium si ribellò nuovamente quando Quinto Varo fece di nuovo abrogare la legge che istituiva la cittadinanza romana. La rivolta, che coinvolse anche i popoli attigui, portò prima a un'assemblea, alla quale parteciparono tutti i popoli italici, indi alla Guerra sociale e, alla fine, di nuovo, con la pace susseguente, la definitiva cittadinanza romana. Durante la Guerra sociale Corfinium fu scelta come capitale dai socii e ridenominata Italica.
Gli Italici insorti crearono una vera e propria struttura politica sul modello di quella romana. Elessero due consoli, uno dei Marsi, uno dei Sanniti, un'assemblea composta da 500 senatori concludeva l'organo politico, si istituì un fondo statale per coniare delle monete che riproducevano la cerimonia del giuramento di fedeltà degli Italici contro Roma, con il dono delle fedi e il sacrificio delle scrofe. Sul lato opposto della moneta corfiniese più famosa, compare per la prima volta la scritta Italia, intesa come identificazione di un vasto territorio delle varie tribù Italiche. Alla caduta di Corfinio capitale, nel periodo romano quando venne rinominata Pentima sino al 1928, la capitale della Lega nell'88 a.C. veniva trasferita nell'attuale Molise presso Isernia e, quando anch'essa venne espugnata, a Bovianum ossia Bojano, fino alla conquista totale del Sannio.
Nell'89 a.C. il console Strabone propose la lex Pompeia che permetteva ai coloni della Gallia Cisalpina di acquisire la cittadinanza, esempio di come Roma alla fine avesse dovuto per forza piegarsi alle richieste dei popoli italici per non trovarsi annientata. Nel frattempo la guerra sociale in Abruzzo proseguì, ed entrò nella fase del cosiddetto "bellum Marsicum"[3], perché si combatté prevalentemente nel territorio del Fucino. I Marsi accorsero in aiuto degli Etruschi rivoltosi, e furono raggiunti da Strobone, che uccise 15.000 italici, spegnendo di fatto ogni velleità di resistenza. Successivamente mosse su Ascoli per vendicare il massacro del 91, e la città fu rasa al suolo. In quel periodo anche i Peligni e i Vestini si arresero; il controllo della rivolta passò dunque in mano alla tribù dei Pentri, e in aiuto di Roma accorse Silla dalla Campania, distruggendo Pompei, Ercolano e Stabia, fino a giungere a Boviano, territorio storico per le rivolte dei Pentri due secoli prima. Il movimento meridionale sannita di Nola e della Lucania continuò la lotta fino all'82 a.C., mentre Isernia e Corfinio cadevano sotto il controllo di Silla, dopo il massacro dell'altopiano delle Cinquemiglia. Corfinio subì un saccheggio sanguinoso, e fu privata dell'antico nome, venendo chiamata "Valva", e dal Medioevo, come detto, Pentima.
Protagonista Corfinio ancora una volta della Storia d’Italia con Gaio Giulio Cesare che durante la guerra civile assediò la città e fece prigioniero il suo acerrimo nemico Lucio Domizio Enobarbo che poco dopo venne liberato da Cesare con altri senatori e cavalieri (Cesare, De bello civili libro I cap 20-23)
L’atto di clemenza di Corfinio divenne famoso (Cicerone, lettere ad Attico VIII 9,3) e la moderazione di Cesare costituì la parte centrale della sua campagna di propaganda ; tutti credevano che si sarebbe comportato come Mario e Silla giustiziando - per diritto di guerra- immediatamente gli avversari .
Corfinium sotto Roma
Corfinio, in seguito alla sconfitta italica, fu accorpata di nuovo nel dominio della Repubblica romana, facendo parte del territorio del Sannio. Con l'imperatore Augusto ci fu un riordinamento amministrativo territoriale, e la città fu inclusa nella Regio IV Samnium, rimanendoci sino all'epoca longobarda. La città viene menzionata varie volte dagli scrittori romani, chiamata anche "Italia". Durante l'epoca romana mantenne comunque un privilegio economico insieme a Sulmona perché entrambe si affacciavano lungo la strada della via Tiburtina Valeria, che costeggiava il Vella, e poi il fiume Aterno, sino a raggiungere il porto di Aternum ossia Pescara. Divenne un municipium con quattuorviri, appartenenti alla tribù Sergia.
Scarsi sono i resti archeologici, dato che la città venne più volte saccheggiata dai barbari durante la guerra greco-gotica nel VI secolo d.C., e poi a più riprese dai Saraceni, anche quando si era costituito ormai il nuovo centro di Pentima, nel X secolo. Gli scavi principali furono compiuti da Antonio De Nino tra il 1877-1922 presso l'antica cattedrale di San Pelino fuori le mura, vennero scoperte tombe cristiane ma anche italiche, lungo la strada per Pratola Peligna furono rinvenuti altri sepolcri, con tombe inumate oppure vasi per i corpi cremati, con relativo corredo. Presso la chiesa della Madonna delle Grazie è stato trovato un pezzo dell'acquedotto delle Uccole, presso l'eremo di San Terenziano, costruito sopra un'altura, si sono trovate le tracce di un'antica strada romana che si allacciava alla via Valeria.
Tra le epigrafi rinvenute, interessanti sono quelle che riguardano le sacerdotesse delle dee Cerere e Venere (C.I.L., IX, 3170, 3166, 3167), poi quella che ricorda Dolabella Metilliano, costruttore delle terme (C.I.L., IX, 3152). Si sa per certo che la città romana era dotata di un Foro e una Curia[5] e un macellum fatto rifate da un certo Lucceius, poi delle basiliche, come si rivela dalle epigrafi, ed edifici termali, presenti nell'area archeologica don Antonio Colella e di Sant'Ippolito.
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