Spezzano Albanese, in Calabria
Spezzano Albanese (Spixana in arbëreshe) è un comune italiano di 6 393 abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.
La cittadina, posta sulla bassa valle del Crati, è una delle comunità più numerose di etnia, cultura e lingua arbëreshe, ovvero italo-albanese. Per numero di cittadini, infatti, oggi è tra la più grandi fra le colonie albanesi d'Italia. Il rito bizantino, o greco-cattolico, tipico elemento caratterizzante l'identità degli italo-albanesi, a causa delle pressioni ecclesiastiche limitrofe, è stato dimesso.
A Spezzano Albanese la lingua albanese è tutelata dalla legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche, dalla legge nazionale nº 482 del 1999. L'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l'albanese.
Situato su una collina a circa 320 m s.l.m., domina la piana di Sibari e la valle dell'Esaro, con la vista del massiccio del Pollino.
Il territorio del comune confina con i comuni di Terranova da Sibari, San Lorenzo del Vallo, Tarsia, Cassano all'Ionio, Castrovillari e Corigliano-Rossano.
Storia
Dopo la morte di Giorgio Castriota Scanderbeg (1468) sempre più città e fortezze albanesi caddero sotto il giogo degli ottomani. Molti albanesi, certi della ospitalità che avrebbero ricevuto dagli Aragonesi nel Regno di Napoli, seguirono l'esempio di quelli che in precedenza si erano insediati in Italia meridionale (Campania, Molise, Puglia) e decisero di abbandonare la loro patria. Quindi, dai porti di Ragusa, Scutari e Durazzo lasciarono la loro terra su navi veneziane, napoletane e albanesi, ma anche utilizzando barche di fortuna, e approdarono nel regno di Napoli.
I primi gruppi di immigrati albanesi arrivarono in Calabria intorno 1470; fu in questo periodo che, i padri Riformatori di San Lorenzo del Vallo accolsero numerose famiglie che successivamente si sarebbero trasferite a Spezzano Albanese.
Tra il 1470 e il 1479 venticinque famiglie albanesi si stabilirono nei pressi di "Pozzo" (arb. Pusi) e "Colombro" (arb. Kullumbri), mentre nello stesso periodo altre si stabilirono nel vicino insediamento abbandonato di "Casale de Sanctu Laurenctu" (oggi San Lorenzo del Vallo) il quale faceva parte della Contea di Tarsìa, feudo della famiglia Sanseverino di Bisignano.
È molto probabile che, tra il 1479 e il 1529, gli albanesi, per celebrare le proprie funzioni secondo il rito greco-bizantino, edificarono una chiesa intitolata a San Nicola.
Nel 1541, il "Casale de Sanctu Laurenctu" venne smembrato dalla contea di Tarsìa e dato in feudo alla famiglia spagnola Alarcón y Mendoza, marchesi di Rende.
Secondo una conta dei fuochi del 1543, al “Casale de Sanctu Laurenctu” risultavano 71 fuochi albanesi, pari a 258 abitanti; mentre nella stessa conta Spezzano Albanese non veniva nominato.
Dopo varie vicende, intorno al 1570, gli albanesi (tranne tre famiglie) del "Casale de Sanctu Laurenctu", non sopportando più l'imposizione delle tasse del feudatario Ferdinando de Alarcón y Mendoza, si rivolsero al nuovo feudatario di Tarsìa, Giuseppe Vespasiano Spinelli, il quale aveva acquistato il feudo di Tarsìa, comprendente i casali di Terranova e di Spezzano, da Pietrantonio Abenante], "valoroso e brillante uomo d'armi".
Da Giuseppe Vespasiano Spinelli gli albanesi ottennero il permesso di insediarsi nell'abbandonato "casale delle Grazie", situato nei pressi dell'attuale santuario dedicato alla Madonna delle Grazie a Spezzano Albanese. È da quel momento che inizia la storia di Spezzano Albanese (chiamato in passato Spezzano o Spezzanello di Tarsìa) nella Contea di Tarsìa, che gli albanesi chiamarono "Spixana".
Il 31 ottobre del 1572, gli albanesi ottennero le "Capitolazioni" con le quali Giuseppe Vespasiano Spinelli consentiva loro di lavorare le sue terre e di usare la sua acqua.
Nel 1607 gli abitanti del "casale delle Grazie", forse per motivi igienico-sanitari, si spostarono risalendo la collina verso l'attuale chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nell'attuale centro storico di Spezzano Albanese; nello stesso anno venne consacrata la nuova chiesa parrocchiale, intitolata ai Santi Pietro e Paolo.
La famiglia Spinelli ha mantenuto il principato di Tarsìa con Terranova e Spezzano fino all'eversione della feudalità nel 1806. Nel 1799 il generale francese Jean Étienne Championnet ne fece un Comune nel Cantone di Acri. Nel 1807 i francesi, con legge del 19 gennaio, lo elevarono a capo delle Università di Roggiano, Tarsia, Terranova e San Lorenzo del Vallo. Nel 1811 diveniva capoluogo di Circondario aggiungendo al nome Spezzano il suffisso "Albanese".
Ulteriore impulso allo sviluppo del paese fu dato dalla costruzione, durante il periodo napoleonico, di quella che poi diventerà la Strada statale N. 19 "delle Calabrie".
Durante la sua storia nel periodo antecedente all'Unità d'Italia, molti degli arbëreshë di Spezzano Albanese si schierarono in favore dei Liberali, in contrapposizione agli abitanti dei paesi vicini prevalentemente filoborbonici, data anche la lunga tradizione feudale.
La minoranza etnica albanese in Italia, oltre alla lingua e ai costumi come principale aspetto identitario, conservano il rito greco-ortodosso. Anche Spezzano Albanese sino al XVII-XVIII secolo aveva mantenuto quest'aspetto religioso, peculiare delle popolazioni albanesi, ma dovette passare al rito latino, in seguito all'assassinio dell'allora Archimandrita Nicola Basta, papàs di rito greco-bizantino. Intorno alla metà dell'ottocento la sostituzione forzata del rito fu totale, da parte dei principi Spinelli, marchese di Cirò e principi di Tarsìa, con un prete di rito latino. La prima messa in latino fu tenuta il 4 marzo 1868 da Mons. Vincenzo Magnocavallo.
Dagli anni ottanta del XX secolo circa Spezzano Albanese, essendo in una zona di snodo, ha vissuto un aumento costante della popolazione, con immigrazione da parte di famiglie dei paesi vicini non arbëreshë (lëtì), che mettono in serio rischio la condizione culturale e linguistica di Spezzano Albanese e la rinascita di passate problematiche etniche latino-albanesi. La lingua albanese rischia seriamente così di perdersi, specialmente tra le nuove generazioni, pur essendo molto vive attività e associazioni culturali arbëreshe locali.
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