Bologna,Capitale del Gusto - Bologna e l’ Appennino : l'integrazione che nasce a tavola

 


Bologna e l'Appennino hanno sempre avuto uno stretto rapporto: per secoli dai paesi della montagna sono arrivati a Bologna: castagne, funghi, formaggi, miele, farine ed il Capoluogo ha rappresentato il mercato naturale dei prodotti di montagna. Oggi questo rapporto può evolversi in una vera alleanza per lo sviluppo, capace di coniugare inclusione sociale, valorizzazione delle eccellenze locali e rilancio delle aree interne.

Basta attraversare le vallate del Reno, del Setta, del Savena o dell'Idice per scoprire un patrimonio gastronomico unico: i marroni di Castel del Rio, il Parmigiano Reggiano prodotto specifico delle aree montane, i formaggi di pecora, il tartufo, i funghi porcini, il miele dell'Appennino, le confetture artigianali e le antiche varietà di cereali rappresentano un territorio che ha saputo custodire le proprie radici.

Accanto alle produzioni agricole si trovano ricette che rappresentano un'eredità culturale: i borlenghi, la crescentina (o tigella), le tigelle montanare, i balanzoni, e numerosi piatti a base di castagne



                                             Le tigelle montanare


In particolare i Mercati contadini di Bologna rappresentano un luogo privilegiato d'incontro; qui i piccoli produttori dell'Appennino vendono direttamente ai consumatori, raccontando la storia delle proprie aziende e dei propri prodotti. Non è raro vedere giovani imprenditori che hanno scelto di tornare in montagna per recuperare terreni abbandonati, avviare allevamenti sostenibili o coltivare antiche varietà di frutta e cereali.

Un ruolo importante lo svolgono anche gli agriturismi e le cooperative agricole che, oltre a promuovere la qualità delle produzioni locali, offrono opportunità di formazione e inserimento lavorativo a giovani ed anche a persone provenienti da contesti migratori. Attraverso il lavoro nei campi, nei caseifici o nelle cucine, l'integrazione diventa esperienza concreta e contribuisce a contrastare il progressivo spopolamento delle aree montane.

Il turismo rappresenta un'altra grande occasione: i Cammini che attraversano l'Appennino, dalla Via degli Dei, che collega Bologna a Firenze, alla Via della Lana e della Seta, fino alla Piccola Cassia attirano ogni anno migliaia di escursionisti italiani e stranieri. Molti di loro cercano non soltanto paesaggi naturali, ma anche esperienze autentiche: una degustazione in un caseificio, una visita a un castagneto secolare, un laboratorio di pasta fatta a mano o un pranzo preparato con prodotti a chilometro zero.

Ogni sagra diventa così un'occasione di promozione del territorio. Dalla Sagra del Marrone di Castel del Rio, alle feste dedicate al tartufo, ai funghi o ai prodotti del sottobosco, questi appuntamenti richiamano migliaia di visitatori e dimostrano come la gastronomia possa generare economia, turismo e socialità.

Anche il mondo dell'istruzione può fare la sua parte. Le collaborazioni tra scuole alberghiere, istituti agrari, Università di Bologna e aziende del territorio possono formare nuove professionalità, valorizzando le produzioni locali e favorendo l'incontro tra competenze tradizionali e innovazione. Le nuove generazioni possono così diventare le protagoniste di un modello di sviluppo che guarda al futuro senza dimenticare il passato.

L'integrazione, però, non si misura soltanto con gli indicatori economici; si costruisce ogni giorno nelle cucine delle famiglie, che propongono prodotti locali, nei ristoranti che scelgono ingredienti dell'Appennino, nelle cooperative sociali che utilizzano il lavoro e la gastronomia come strumenti di inclusione.

Bologna e il suo Appennino possiedono tutte le risorse per diventare un modello nazionale di sviluppo territoriale sostenibile.: la città offre competenze, Università, ricerca e mercati, mentre la montagna mette a disposizione: paesaggi, biodiversità, produzioni di qualità e un patrimonio culturale che merita di essere conosciuto e tramandato.

La sfida consiste nel trasformare queste ricchezze in una rete stabile di collaborazione, perché il futuro dell'Appennino non passa soltanto dalle infrastrutture o dagli investimenti pubblici, ma anche dalla capacità di creare comunità attraverso il lavoro, il turismo, la cultura e la tavola.

È attorno a un piatto di tortellini preparato insieme, a una crescentina condivisa durante una festa di paese o a un cestino di marroni raccolti nei boschi che spesso nasce il dialogo più autentico.




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